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I Preliminari

Nel gennaio del 1839 è redatto il "Progetto per I*istituzione di una Società d'Azionisti che concorreranno alla spesa per la costruzione di un nuovo Teatro in Soresina" da i Soci fondatori i quali si impegnano a realizzare il teatro secondo il progetto dell'architetto Carlo Visioli entro il mese di luglio dello stesso anno. L'impostazione architettonica ricalca esempi recenti e meno recenti di teatri dell'area lombarda e emiliana, in particolare l'esempio del teatro Concordia dell'architetto Luigi Canonica deve aver influenzato il Visioli nella distribuzione generale dell'opera.

II Teatro Sociale aveva una particolarità, di cui non è più rimasta traccia se non negli archivi, assai diffusa nei teatri del '700 e ormai totalmente in disuso all'epoca della sua costruzione: l'uso delle serrande nei palchi. La notizia ci è riferita dal "Regolamento per la Società del nuovo Teatro in Soresina" al Capo Secondo: "Non sarà permesso praticare nei palchi fori di nessuna sorta, né conficcarsi chiodi, od altro, più di quelli che vi si troveranno collocati all'atto della consegna de palchi, i quali tutti in qualunque tempo di spettacolo dovranno sempre avere aperte le serrande, che guardano la platea, al qual assetto sarà incaricato il Custode di aprire prima che incominci la rappresentazione tutti quelli, che vi si trovassero e dal medesimo nella visita serale dovranno essere diligentemente richiusi.

Viene qui introdotta l'usanza dell'obbligo di mantenere aperte le serrande durante le rapresentazioni contrariamente a quanto avviene nei teatri settecenteschi dove "nel palco teatrale ci si può appartare, comparendo solo saltuariamente al parapetto, quasi a indicare tolleranza e sporadica curiosità e, comunque, totale non coincidenza con la rappresentazione".

Non è più tollerato quell'atteggiamento di 'sufficienza' e di 'sporadica curiosità' per quello che avviene nel palcoscenico, comportamento consolidato dai nobili tra Seicento e Settecento, il Teatro Sociale nasce con l'intento di educare; si frequenta il teatro per partecipare a tutto lo spettacolo e la presenza delle serrande serve per mantenere vivo, solo metaforicamente, il concetto di palco come 'prolungamento' della propria dimora. L'appalto per la costruzione del nuovo teatro viene affidato al capomastro Giovanni Marca, che si era offerto per eseguire l'opera essendo risultati inefficaci precedenti esperimenti d'asta. L'atto notarile, mediante il quale sono concordati gli obblighi dell'impresario per realizzare il progetto, stipulato in Soresina il 5 ottobre 1838 dal Notaio Andrea Boschi stabilisce che i lavori saranno consegnati "escluse le decorazioni, velari, tendaggi, scenari, pittura, palchetti e palcoscenico, meccanismo, cordaggi, montatura della illuminazione", questo perché non esistevano imprese specializzate nella esecuzione completa dell'edificio. La perizia tecnica dell'architetto Visioli si divide in tre lotti, due per le opere essenzialmente murarie e di carpenteria in legno, un terzo dedicato esclusivamente alla attrezzatura del palcoscenico, alle decorazioni pittoriche e plastiche. In un successivo contratto, in data 23 febbraio 1839, è incaricato Pietro Mariani di Castelleone per l'esecuzione dei dipinti del velario, dei parapetti e del proscenio, mentre per la dipintura delle scene sono incaricati Bacelli e Marchetti. I palchi, come prevede il regolamento della Società, "dovranno essere ornati decentemente e mobilitati a spese del palchettista, il quale dovrà avere eseguita l'opera quindici giorni prima dell'apertura del teatro, restando a quell'epoca abilitata la Delegazione farlo ornare d'ufficio a tutte spese del detto palchettista".

Altre parti del regolamento stabiliscono poi le modalità per convocare l'assemblea generale, il numero degli azionisti ammessi, gli obblighi dei Soci, del Presidente e dei Delegati della società i quali sono incaricati di nominare il personale per l'apertura del teatro.

Con apposita scrittura del 17 agosto 1840 sono incaricate otto persone, per il corretto funzionamento del teatro, così composti: 'II Custode', 'II Cassiere o Esattore', 'II Bollettinaro', 'II Portiere o ricevitore', 'II Portinaio all'ingresso della Platea', 'II Portiereo Ricevitore ai biglietti al Loggione', 'II Macchinista', 'II registratore dell'orologio' .

Nell'ultimo capitolo del Regolamento sono previste le norme da rispettarsi per l'uso del locale del Ridotto, infatti è previsto che i Soci possano affittarlo per feste, accademie musicali, divertimenti. La Società del teatro, alla fine del 1839, è composta da 31 azionisti, cinque in meno rispetto a quelli preventivati dai promotori l'iniziativa ma sufficienti per finanziare l'opera. Alcuni azionisti sono domiciliati in altri paesi come per esempio i fratelli Turina di Casalbuttano, proprietari di filanda, Ciboldi Innocenzo di Castelleone, Della Volta Francesco di Trigolo; di Soresina ricordiamo, tra gli azionisti proprietari di filanda, Cappellini, Clementi, Molteni, Perona, Ponzetti, Rizzini, Tirelli, Vertua, "...dal che s'argomenta come i prosperi commerci permettessero ai Soresinesi, molti inclini alla musica ed al teatro, di porsi perfino a gara con que' della vicina Cremona".


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