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Teatro ed Architettura

last modified 2007-02-22 18:19

TEATRO SOCIALE E CULTURA ARCHITETTONICA NEOCLASSICA

La rappresentazione musicale trae le sue antiche origini dall'espressione spontanea popolare, dalla esigenza naturale di divertimento che si manifesta nella stessa dinamica del quotidiano: la piazza (già di per se concepita con effetti scenografici) e la strada con i propri abitanti che stabiliscono le forme ed i modi di realizzazione sia musicale che scenica.
Il teatro vero e proprio è uno spazio che si configura tra medioevo ed età moderna, che potremo definire come una sorta di "inscatolamento" delle forme e dei codici del teatro greco.
È qui che esso viene concepito come sala privata, adatta ad uno spettacolo ormai disgiunto sia dalla liturgia religiosa che da quella civile, acquistando la propria dignità di momento di relazione e di articolazione della vita signorile.
Il teatro come spazio di rappresentazione assumerà una forma definita che rimarrà essenzialmente statica nel tempo; rispettando le gerarchle di aggregazione, diventerà luogo di acquisto e di stima di una mercé (lo spettacolo) governata e controllata da una borghesia alla ricerca del proprio consenso, dei propri riti di autocompiacimento.
Generalmente i teatri di tradizione italiani furono edificati ex novo tra la seconda metà del settecento ed i primi decenni dell'ottocento, quasi a completare il volto della città neoclassica prima che l'inurbamento assumesse le dimensioni che poi ha assunto con lo sviluppo della società industriale. Edifici costruiti nel cuore dell'abitato che rappresenteranno il polo laico della organizzazione urbana in stretto rapporto con quello religioso e politico-amministrativo.
Nel linguaggio simbolico dell'Architettura Neoclassica (fine '700 inizi '800) la predilezione per il più elementare degli "accordi" architettonici, cioè il vuoto che si colloca sulla superfìcie pura della parete, implica una serie di criteri compositivi che riguardano le proporzioni, l'incolonnamento verticale ed orizzontale, la simmetria bilaterale, il ritmo di successione, cioè criteri capaci di offrire un metodo sicuro per ogni scelta operativa compiuta dall'architetto.

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